La favola del Lupo e dell'agnello.


Favola per eccellenza, quella del lupo e dell'agnello merita di essere riportata perché apre la raccolta fedriana e quindi è emblematica di ciò che le farà seguito. Vi è enunciata la legge del più forte in termini destinati a rimanere fino ad oggi proverbiali, associando il lupo al ruolo negativo del prepotente oppressore e l'agnello alla vittima: un”opposizione che, letta in chiavemetaforica, fissa il rapporto tra umili e potenti così come è visto da Fedro.In perfetto accordo con il paradosso finzionistico sopra accennato, Fedro non si sofferma alla descrizione, ma insiste soprattutto sul giudizio morale, associando al comportamento del lupo una serie di termini negativi: l'animale è infatti latro (malvagio, v. 4), la sua gola improba (insaziabile, v. 3), va in cerca dello iurgium (litigio, v. 4), la morte che infligge all”agnello è iniusta(ingiusta, v. 13), mentre quelle dell”agnello sono veritatis viribus, parole di verità.L'epimitio, che nei due versi finali riporta la morale della favola, oltre alla denuncia delleingiustizie dei potenti a danno degli umili, sembra contenere nell'espressione fictis causis (“con false accuse”) un accenno al malcostume, assai diffuso nella prima età imperiale, dei falsi delatori, grazie alle cui denuncie l”imperatore poteva liberarsi di persone scomode.


Il lupo e l’agnello 
Allo stesso rivo erano giunti il lupo e l'agnello spinti dalla sete; in alto stava il lupo e molto più in basso l'agnello. Ed ecco che il malvagio, stimolato dalla sua gola maledetta, tirò fuori un pretesto per litigare. "Perché", disse, "mi hai intorbidato l'acqua proprio mentre bevevo?". E il batuffolo di lana, pieno di paura, risponde: "Scusa, lupo, come posso fare quello che recrimini? È da te che scorre giù l'acqua fino alle mie labbra". Respinto dalla forza della verità, il lupo esclama: "Sei mesi fa hai sparlato di me". L'agnello ribatte: "Io? Io non ero ancora nato". "Perdio", lui dice, "è stato tuo padre a sparlare di me". E così lo abbranca e lo sbrana, uccidendolo ingiustamente. Questa favola è scritta per quegli uomini che opprimono gli innocenti con false accuse.

Lupus et agnus
Ad rivum eundem lupus et agnus venerant,siti compulsi. Superior stabat lupus,longeque inferior agnus. Tunc fauce improba latro incitatus iurgii causam intulit; “Cur” inquit “turbulentam fecisti mihi aquam bibenti?” Laniger contra timens “Qui possum, quaeso, facere quod quereris, lupe? A te decurrit ad meos haustus liquor”. Repulsus ille veritatis viribus“Ante hos sex menses male” ait “dixisti mihi”. Respondit agnus “Equidem natus non eram”. “Pater hercle tuus” ille inquit “male dixit mihi”; atque ita correptum lacerat iniusta nece. Haec propter illos scripta est homines fabulaqui fictis causis innocentes opprimunt.